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Un passo avanti verso il vaccino anti HIV: studio Unimi su PLoS ONE03-10-2007    
  
La scoperta di alcuni meccanismi immunologici che si realizzano a livello delle mucose genitali apre prospettive importanti per la messa a punto di un vaccino utilizzabile per l’HIV e per altre malattie sessualmente trasmissibili.

La scoperta di alcuni meccanismi immunologici che si
realizzano a livello delle mucose genitali apre
prospettive importanti per la messa a punto di un vaccino utilizzabile per l’HIV e per altre malattie
sessualmente trasmissibili.

 

“The Mucosae-Associated Epithelial Chemokine Modulates
Immunity in HIV Infection” -
PLoS ONE, 3 ottobre 2007.

 

Uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con la Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale SS. Annunziata Antella (Firenze) e con organizzazioni di ricerca Francesi (IRD, Montpellier), Americane (USC, Los Angeles e Columbia, New York) ed Africane (University of Zambia, Lusaka) ha chiarito alcuni dei meccanismi immunologici associati alla protezione nei confronti di HIV che potrebbero essere usati nelle realizzazione di un vaccino mucosale, non solo efficace contro l’HIV ma potenzialmente utile anche nei confronti di molti patogeni a trasmissione sessuale (es. herpes virus, virus delle epatite , etc).


In particolare, in questo studio, coordinato dall’équipe del professor Mario Clerici del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche dell’Università Statale di Milano, è stato valutato l’effetto di una proteina, la chemochina MEC-CCL28, sull’induzione di una risposta immune a livello delle mucose. La chemochina attira nelle sedi mucosali le plasmacellule che producono anticorpi protettivi chiamati IgA.

Studi precedentemente condotti in donne HIV-sieronegative, partner sessuali di soggetti HIV-sieropositivi, hanno dimostrato come lo stato di protezione dall’infezione da HIV che le distingueva fosse dovuto a molteplici fattori, tra cui anche la produzione di IgA HIV-specifiche a livello delle mucose genitali.

  

I risultati ottenuti dal nuovo studio hanno dimostrato che la concentrazione di CCL28 è aumentata nel plasma e nella saliva di soggetti esposti ad HIV ma non infetti. Si è anche verificato che la concentrazione di CCL28 nel latte materno di donne africane HIV infette è aumentata e si associa alla più lunga sopravvivenza dei loro bambini allattati al seno. Si è inoltre dimostrato che nel topo vaccinato con HIV e CCL28, le plasmacellule che producono anticorpi IgA risultano essere aumentate proprio a livello genitale e rettale.

Pertanto, la possibilità di indurre - tramite l’utilizzo della chemochina CCL28 - il reclutamento di plasmacellule secernenti IgA a livello mucosale, rappresenta un importante passaggio nella messa a punto di procedure vaccinali finalizzate alla prevenzione della trasmissione di HIV, così come di altre malattie sessualmente trasmissibili - come il Papilloma virus o il virus dell’epatite C - nelle quali la principale “via d’entrata” è rappresentata appunto dalle mucose genitali.

 

Ufficio Stampa Università degli Studi di Milano
Anna Cavagna
Glenda Mereghetti
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